Stage 2006

Stage 2006

 
Le emozioni rappresentano una risposta dell’organismo agli stimoli ambientali, sono un segno importante che favorisce il benessere e la crescita della persona.
 
Il termine EMOZIONE deriva dal latino “ex-moveo”, che significa ‘muovere-fuori, uscire, sgorgare’: l’etimologia della parola richiama quindi un movimento che da ‘dentro’ va verso ‘fuori’.
 
Possiamo distinguere alcune emozioni di base, quali rabbia, paura, gioia, tristezza, disgusto che si evolvono in sentimenti più complessi, sfumano l’una nell’altra e a volte si intrecciano formando quasi dei grovigli inestricabili. L’emozione nasce nella relazione, nel rapporto con l’esterno o con il nostro interno ed è la componente principale della nostra reazione agli stimoli ambientali, siano essi provenienti da oggetti, animali, persone o altro.
 
Nella letteratura psicologica si trovano abitualmente usati, oltre ad emozione, i termini: affetti, sentimenti, stati d’animo; nonostante il dibattito per le definizioni sia ancora aperto si può dire in generale che:
 
gli AFFETTI rientrano in una classe ampia di stati che comprende tutte le emozioni, in quanto tutte le emozioni sono “affettive”, mentre non tutti gli stati affettivi sono emozioni.
 
le EMOZIONI indicano stati affettivi di breve durata, con una causa precisa, interna od esterna, un chiaro contenuto cognitivo e la funzione di ri-orientare l’attenzione.
 
L’emozione è un processo che ha un inizio, una fine ed una fase di attenuazione; è accompagnato da modificazioni fisiologiche, espressioni facciali e comportamenti abbastanza caratterizzati per le diverse emozioni che hanno spesso una funzione adattiva rispetto alle richieste poste dalla situazione emotigena
 
i SENTIMENTI si riferiscono a stati affettivi di bassa intensità, durevoli e pervasivi, senza una causa immediatamente percepibile e con la capacità di influenzare eventi inizialmente neutri. I processi di pensiero non vengono interrotti come succede talvolta con l’insorgere dell’emozione, ma possono essere modificati dalla tonalità prevalentemente piacevole o spiacevole di questi stati a cui si può attribuire la funzione di contesti positivi o negativi.
 
lo STATO D’ANIMO è uno stato meno specifico, non definibile come sentimento, né come emozione
 
 
L’emozione rappresenta un comportamento di risposta profondamente legato alle motivazioni, che si manifesta a tre diversi livelli:
 
Psicologico: comprende i resoconti verbali relativi all’esperienza soggettiva, come ad esempio: “ho provato una intensa sensazione di rabbia quando …”
 
Comportamentale: riguarda le manifestazioni motorie dell’emozione, come ad esempio il comportamento di evitamento, di avvicinamento, di attacco e la fuga e le modificazioni dell’atteggiamento posturale e dell’espressione facciale.
 
Fisiologico: prevalentemente rappresentato delle modificazioni fisiche, ad esempio negli effettori innervati dal sistema nervoso autonomo, quindi alterazioni della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, dell’irrorazione vascolare facciale (l’arrossire), l’aumento della sudorazione delle mani, o le modificazione del ritmo respiratorio.
 
Tutte queste variazioni sono connesse con, e anche indotte da, modificazioni di tipo endocrino, per esempio del sistema ipofisi-corticosurrenale (ACTH e cortisolo) o della midollare del surrene (adrenalina e noradrenalina).
 
Nessuno di questi tre sistemi (psicologico, comportamentale e fisiologico) è prioritario rispetto agli altri, ma piuttosto ognuno risulta strettamente connesso agli altri in una globale risposta emozionale. I tre sistemi cioè interagiscono tra loro pur essendo parzialmente indipendenti; l’emozione risulta pertanto essere un “insieme di risposte”.
 
Il movimento emozionale, in cui si manifesta la profonda unità di psiche e corpo, coinvolge il nostro organismo nei vari aspetti della sua globalità e si esprime ad esempio con: il pensiero logico (ad es: mi piace questa cosa perché, mi arrabbio perché…), la fantasia (ad es. quando immaginiamo situazioni, ricordiamo, fantastichiamo…), l’espressione muscolare (pensiamo alla mimica facciale come forma privilegiata di espressione emotiva,
l’atteggiamento del corpo che varia a seconda dell’emozione provata, le tensioni muscolari quando alcune emozioni vengono controllate, ecc.), il sistema nervoso vegetativo (ad es. sudori, pallori, battito cardiaco, temperatura corporea, ritmo respiratorio, ecc.), il sistema endocrino, ecc..
 
Possiamo schematicamente illustrare il percorso dell’attivazione emozionale in questo modo: riguardano l’integrazione tra mente e corpo e rivestono un ruolo centrale nella qualità della vita: la loro repressione, dovuta a fattori di diversa origine, spesso causa disagi e malattie, mentre la loro adeguata espressione è:
 

stimolo => reazione dell’organismo => emozione => espressione verbale e/o comportamento

 
Alcune emozioni ci permettono di affrontare le situazioni di pericolo (fisico od affettivo) e di far valere i nostri bisogni, quali ad es. aggressività, rabbia, paura, con i relativi comportamenti di attacco o di fuga, di ‘andare verso’ o di ‘allontanarsi da’; altre emozioni esprimono un movimento più distensivo, un abbandonarsi, quali tenerezza, gioia, piacere, ecc. In quanto risposta dell’intero organismo all’interazione con l’esterno, non vi sono emozioni buone o cattive, ma emozioni congruenti con gli eventi oppure no, adeguate alla situazione oppure inadeguate e che possono pertanto avere conseguenze non gradevoli.
 
Molte ricerche hanno dimostrato che l’espressione o la non espressione delle emozioni è correlata al grado di stress cronico della persona e quindi alla condizione di benessere o malessere.
 
Infatti è proprio l’emozione trattenuta (nei vari modi in cui questo avviene, ad es. attraverso un respiro lieve e superficiale, attraverso la tensione muscolare cronica e l’inibizione del movimento, oppure non riconoscendola a livello cognitivo, ecc.) che comporta una condizione di continua tensione e allarme (stress) che causa malessere ed è fattore concausale di molti disturbi, sia psicoaffettivi che somatici.
 
Se consideriamo la nostra storia dal punto di vista delle vicissitudini emozionali, possiamo vedere come anche il nostro modo di vivere, sentire, mostrare le emozioni sia il prodotto di un insieme di atteggiamenti acquisiti nella educazione ricevuta e nelle esperienze della vita.
 
Crescendo, con lo sviluppo del pensiero, del ragionamento, della funzione simbolica, della fantasia, le cose si fanno molto più complesse, il bambino si appropria degli atteggiamenti degli educatori e spesso questo equilibrio viene meno: presto impara quali manifestazioni vengono accettate dagli adulti, quali gli è concesso di mostrare e quali no, quali sono i modi con cui può esprimersi, ecc.
 
In questo complesso gioco di desideri, bisogni, permessi, autorizzazioni, divieti, rifiuti, assensi e dissensi, ecc. gradualmente prende forma il carattere di una persona, vale a dire l’insieme dei suoi modi caratteristici e ripetitivi di comportarsi: abbiamo così persone che non si arrabbiano mai (cioè non esprimono mai la rabbia apertamente), persone che ridono molto raramente, persone perennemente impaurite, ecc., proprio perché insieme al carattere, anche le modalità di espressione delle emozioni vengono acquisite nella propria storia evolutiva, nell’educazione, fin da molto piccoli.
 
In conclusione possiamo senz’altro affermare che vi sono forti tendenze nella società moderna che privilegiano l’aspetto immaginativo della vita, il cognitivo a scapito di altri aspetti, quali gli affetti, le sensazioni fisiche, il contatto umano, la relazione , ecc.
 
Benessere non significa assenza di emozioni forti o dolorose, ma poter vivere pienamente le emozioni congrue alle situazioni di vita, siano esse rabbia, gioia, aggressività, tristezza, paura, abbandono, ecc..
 
Le emozioni spesso non trovano espressione nella nostra quotidianità, vengono represse oppure ingrandite nell’espressione immaginaria o fantastica; così si riducono di molto la capacità e le possibilità di una vita intensa, di un profondo rapporto umano con le persone e con la realtà esterna, cosa che rappresenta spesso un fattore facilitante o causa esso stesso di disagio, malessere, disturbi di vario tipo o patologie.
 
Anche gli organi interni del corpo, oltre che alla funzione fisiologica assolvono a una funzione energetica o simbolica che corrisponde a ciò che conosciamo con il nome di emozione.
 
Il trattamento dei cinque organi dona energia rispettivamente ai Reni, ai Polmoni, al Fegato, alla Milza e al Cuore.
 
Le emozioni fondamentali di cui parleremo: PAURA, RABBIA, TRISTEZZA, DISGUSTO, GIOIA